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Il caso del Presidente del Parco Nazionale Cilento e Vallo di Diano, Prof. Domenico De Masi

                       

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Parks.it - Seimila firme per De Masi al Parco

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Articolo su "La Repubblica" di De Masi | 20/08/2008

Riassumo una vicenda che mi riguarda da vicino, solo per trarne alcune riflessioni di carattere generale, che riguardano la Campania e l’intero Sud.
Il 15 gennaio scorso il Ministro dell'Ambiente in accordo con il Governatore della Regione Campania (entrambi di sinistra), mi ha nominato Presidente del Parco Nazionale del Cilento e del Vallo di Diano : il secondo in Italia per ampiezza, forse il primo per complessità dei problemi organizzativi.
Poco dopo, come è noto, vi è stato un cambio di Governo e al Ministero dell’Ambiente è subentrato un ministro di Destra. Il 10 maggio mi è parso dunque doveroso subordinare il mio mandato al gradimento del nuovo Ministro. Il quale non si è fatto vivo fino al 15 luglio, quando mi ha telefonato per chiedermi le dimissioni perché, a suo dire, ero “sgradito al territorio”. Ho fatto notare al Ministro che era male informata e ho rassegnato le dimissioni.
Nel mese che è seguito, i dipendenti del Parco, il presidente della Provincia, numerosi sindaci, diecine di associazioni e migliaia di cittadini hanno scritto al ministro per chiedere la mia reintegrazione nella presidenza.
Il fatto è raro se non unico nel Sud e permette alcune constatazioni di carattere più generale: 1) il Ministro ha preso una decisione importante in base a informazioni parziali, smentite dalle reazioni del “territorio”; 2) la richiesta del mio reintegro è venuta da amministratori, associazioni e cittadini non solo di sinistra ma anche di destra; 3) a sostegno di questa richiesta trasversale in mio favore, i richiedenti si appellano al fatto che, nei sei mesi della mia presidenza, ho adottato un modello di governance che ignora la consolidata egemonia dei partiti, contrasta il clientelismo e il provincialismo, punta sulla meritocrazia, sulla programmazione, sull’autostima, sullo sviluppo postindustriale; 4) il Parco, così come è stato gestito finora, benché straricco di risorse naturali e antropologiche, ha un reddito marcatamente inferiore a quello di tutte le analoghe aree del Nord, ed è afflitto da una crescente emigrazione dei giovani, soprattutto diplomati e laureati; 5) la sinistra ufficiale, durante tutto il periodo della mia presidenza, punteggiato da attacchi dell’estrema destra locale, non si è mai fatta viva in mia difesa, considerandomi dunque anomalo rispetto al suo modello di governance.
Quali deduzioni se ne possono trarre? La prima è che nel Sud vi sono ormai grandi forze esasperate da anni di governo inaffidabile, finalmente disposte a uscire allo scoperto, denunziare soprusi a viso aperto, firmare appelli motivandoli in base alla necessità di cambiare registro.
La seconda osservazione è che il potere dei vecchi notabilati, di destra e di sinistra, è in totale disfacimento e i cittadini sono alla ricerca non di notabili nuovi, ma di una gestione finalmente affrancata dal clientelismo e dall’incompetenza.
La terza osservazione è che, nell’opinione crescente, la tradizionale distinzione tra destra e sinistra, ormai svuotata di contenuto, è sostituita dalla distinzione, ben più concreta, tra conservazione e modernizzazione. “Non importa se il gatto è bianco o nero – direbbe il presidente Mao – l’importante è che acchiappi il topo”. Il topo cui guarda la parte migliore del Sud è la modernizzazione, misurata in base all’andamento del Pil e al livello di felicità diffusa.
Sia a destra che a sinistra vi sono notabili che basano il loro potere sulle aliquote residue di ignoranza e di rassegnazione. Questi notabili hanno inchiodato il Sud a un prodotto interno lordo che resta marcatamente inferiore a quello del Nord; hanno creato un sistema sanitario, un sistema scolastico, un sistema di sicurezza che, a parità di costi, sono pericolosamente inferiori a quello delle regioni settentrionali.
La quarta osservazione è che, per questi notabili – di destra e di sinistra – ogni tentativo di modernizzazione rappresenta una minaccia letale, che va rimossa con ogni mezzo, pescando nel torbido della base e nell’incompetenza dei vertici.
La quinta osservazione è che almeno parte del Governo centrale opera nella stessa scandalosa ignoranza e con la stessa spregiudicata arretratezza dei peggiori notabili locali, in stretta combutta con essi. Per questi governanti sbalzati ai vertici dei ministeri senza nessuna competenza specifica, far perdere altro tempo prezioso a un Parco già in gravissimo ritardo sotto tutti gli aspetti della modernizzazione, è del tutto indifferente rispetto allo scopo primario di tenere in piedi il vecchio sistema di potere, coerente con la propria incompetenza.
La sesta osservazione, strettamente collegata alla precedente, è che decapitare una struttura delicata come il Parco senza avere pronta un’adeguata sostituzione è demenziale. Non sarebbe stato difficile al Ministro trovare una personalità di spicco, dotata di competenza strategica e organizzativa, di visione postindustriale, di esperienza internazionale e di ottica postindustriale, disposta a dirigere il Parco generosamente, con il solo rimborso delle spese. Perché non lo ha fatto prima di chiedermi le dimissioni?
Personalità di questo livello certamente non mancano: basta individuarne rapidamente e insediarne una al più presto, dandole mandato pieno per modernizzare un Parco dotato di potenzialità invidiabili e pilotarne lo sviluppo attraverso l’innovazione tecnologica, la meritocrazia, la competenza, la partecipazione, l’estetica e l’etica.

Scritto da : Articolo su Repubblica di De Masi | 20/08/2008

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